Does it only need an empty purse to make me dream, like so many other people, of the rebirth of humanity?

From Alberto Moravia’s Contempt (Il Disprezzo) (ch 3):

There was another factor which contributed at that time to increase my feeling of anguish and impotence in face of material difficulties. I felt that the metal of my spirit, like a bar of iron that is softened and bent by a persistent flame, was being gradually softened and bent by the troubles that oppressed it. In spite of myself, I was conscious of a feeling of envy for those who did not suffer from such troubles, for the wealthy and the privileged; and this envy, I observed, was accompanied—still against my will—by a feeling of bitterness towards them, which, in turn, did not limit its aim to particular persons or situations, but, as if by an uncontrollable bias, tended to assume the general, abstract character of a whole conception of life. In fact, during those difficult days, I came very gradually to feel that my irritation and my intolerance of poverty were turning into a revolt against injustice, and not only against the injustice which struck at me personally but the injustice from which so many others like me suffered. I was quite aware of this almost imperceptible transformation of my subjective resentments into objective reflections and states of mind, owing to the bent of my thoughts which led always and irresistibly in the same direction: owing also to my conversation, which, without my intending it, always harped upon the same subject. I also noticed in myself a growing sympathy for those political parties which proclaimed their struggle against the evils and infamies of the society to which, in the end, I had attributed the troubles that beset me—a society which, as I thought, in reference to myself, allowed its best sons to languish and protected its worst ones. Usually, and in simpler, less cultivated people, this process occurs without their knowing it, in the dark depths of consciousness where, by a kind of mysterious alchemy, egoism is transmuted into altruism, hatred into love, fear into courage; but to me, accustomed as I was to observing and studying myself, the whole thing was clear and visible, as though I were watching it happen in someone else; and yet I was aware the whole time that I was being swayed by material, subjective factors, that I was transforming purely personal motives into universal reasons. I had never wished to become a member of any political party, as almost everyone did during that uneasy period after the war, just because it seemed to me that I could not take part in politics, as so many did, for personal motives, but only from intellectual conviction, which, however, I had so far lacked; and I was therefore very angry when I felt my ideas, my conversation, my whole demeanor going very gradually adrift on the current of my own interests, slowly changing color according to the difficulties of the moment. “So I’m really just like everyone else,” I thought furiously; “does it only need an empty purse to make me dream, like so many other people, of the rebirth of humanity?”


Un altro fatto contribuì in quel tempo ad accrescere il mio senso di angoscia e di impotenza di fronte alle difficoltà materiali. Simile ad una sbarra di ferro che una fiamma persistente ammollisca e pieghi, sentivo allora che il metallo del mio animo veniva gradualmente ammollito e piegato dalle angustie che l’opprimevano. Mio malgrado, mi rendevo conto di provare invidia per coloro che non soffrivano di queste angustie, per i ricchi e i privilegiati; e all’invidia, sempre mio malgrado, mi accorgevo che si accompagnava il rancore verso di loro, il quale, a sua volta, non si limitava a prendere di mira particolari persone o condizioni, ma, come per un’invincibile inclinazione, tendeva ad assumere il carattere generale ed astratto di una concezione della vita. Insomma, pian piano, attraverso quei giorni difficili, sentivo che la mia irritazione e la mia insofferenza della povertà diventavano rivolta contro l’ingiustizia e non soltanto quella che colpiva la mia persona, ma anche quella di cui soffrivano tanti altri simili a me. Mi rendevo conto di questa insensibile trasformazione dei miei più interessati risentimenti in stati d’animo e riflessioni disinteressate, attraverso la piega dei miei pensieri, che prendevano sempre e irresistibilmente la stessa direzione; attraverso i miei discorsi, che, senza che lo volessi, battevano sempre sullo stesso argomento. Nello stesso tempo, mi accorgevo di provare una simpatia crescente per quei partiti politici che proclamavano di lottare contro i mali e le storture di quella stessa società alla quale io avevo finito per attribuire le angustie di cui soffrivo: una società, come pensavo con riferimento a me stesso, che lasciava languire i suoi figli migliori e proteggeva i peggiori. Tutto questo, di solito, nelle persone più semplici e incolte, avviene inconsapevolmente, in quel fondo oscuro della coscienza in cui, per una specie di misteriosa alchimia, l’egoismo si trasforma in altruismo, l’odio in amore, la paura in coraggio; ma a me, avvezzo a sorvegliarmi e a studiarmi, questo processo era chiaro e visibile, come se l’avessi seguito in un altro; e però mi rendevo conto tutto il tempo di ubbidire a determinazioni materiali e interessate, di trasformare in ragioni universali motivi meramente personali. Io non avevo mai voluto iscrivermi ad alcun partito, come facevano quasi tutti in quel tempo inquieto del dopoguerra, appunto perché mi sembrava di non poter far della politica, come tanti, per motivi personali, bensì soltanto per una convinzione di pensiero, che, tuttavia, mi era sinora mancata; e perciò molto mi indispettiva di sentire le mie idee, i miei discorsi, il mio contegno andare insensibilmente alla deriva sulla corrente dei miei interessi, cambiare pian piano colore secondo le difficoltà del momento. “Sono dunque fatto alla maniera di tutti quanti”, pensavo con rabbia, “mi basta, come a tanti, di aver la borsa vuota per sognare la palingenesi dell’umanità?”

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